° 1997 Pakistan Cina Italia
° 2000 Samarcanda Assisi
° 2000 Tunisia off road
° 2001 Italia Cina Italia
° 2002 Italia Giordania Italia
° 2004 Libia Akakus
° 2005 New York
° 2005 Linosa
° 2006 Suzuki Jimmy off road
° 2006 Turchia Georgia Armenia
° 2007 Libia Erg Murzuk
° 2009 Turchia Georgia
° 2010 Tunisia off road
° 2010 Italia Tajikistan Italia
° 2011 La Via del Sale
° 2012 Italia Capo Nord Italia
° 2013 Italia Mongolia Italia
strada è in sostanza ad una corsia e si guida a sinistra, i camion che vengono dal senso opposto ti obbligano a buttarti fuoristrada se non vuoi essere investito, questo è possibile solo grazie all'agilità delle moto.
Una jeep completamente fuori corsia investe frontalmente uno di noi. La fortuna ci assiste, a 15km c'è un piccolo ospedale, ci dividiamo due su di un pick up con il ferito e due a fare la guardia alle moto.
I rari camionisti che si fermano c'esortano ad andare via il prima possibile da quel luogo, terra incontrastata di predoni.
C'è tensione.

Dopo alcune ore ritornano gli altri, risultato dell'incidente, mano ingessata tre punti al naso e tre ad un braccio. Organizziamo il trasporto della moto e del pilota su di un camioncino fino a Quetta, capoluogo del Beluchistan.
Bisogna arrivare prima che cali la notte, ma la strada è piena d'insidie ed è ormai il tramonto, cosi all'uscita di una curva a velocità sostenuta uno di noi non vede (e sfido chiunque a farlo) due cunette prima della ferrovia.
Ho visto la moto girare su se stessa tre volte, lanciare una fiammata di scintille sull'asfalto, catapultare il suo pilota a destra e fortunatamente la tanica colma di benzina a sinistra.
Tanta paura ma solo escoriazioni, ci abbracciamo.
Si rimette in sesto la moto e si riparte.
Dopo alcune ore le lontane luci di Quetta ci sembrano un miraggio.
Moto incidentata e pilota proseguono in treno per Peshawar.
Prendiamo la strada delle montagne, segnata sulla carta come principale e sicuramente più fresca dell'altra che costeggia l'Indo.
Siamo in piena area tribale.
Dopo Zhob, dove veniamo ingoiati da una folla non troppo ben disposta, uno sterrato ci porta a dover guadare un fiume largo una ventina di metri, con acqua alta fino a meta coscia.
Si prosegue nella speranza di ritornare su asfalto, ma per due lunghi giorni non sarà così.
Sempre più contento sulla scelta della moto cerco di godermi gli altri guadi e le varie mulattiere, ma un pick up carico di persone armate di kalashnikov mettendosi
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